Siccità globale. L’influenza tra cambiamento climatico e politica

Cambiamento climatico e conseguenze politico sociali

Siccità - Siria
Siccità in Siria

Il riscaldamento globale provocherà nel lungo periodo effetti che già ben conosciamo: aumento significativo della temperatura della terra, aumento del livello dei mari e oceani, spostamento delle precipitazioni, alluvioni e siccità.

Un problema che non solo ha effetti diretti sull’agricoltura e sull’allevamento ma è sempre più all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale a causa di avvenimenti di cronaca che sembrano non averci nulla a che fare. Un esempio è la crisi siriana.

La guerra civile in Siria e l’ascesa dell’ Isis causate dalla siccità?

In parte si. La Siria, territorio già sconvolto da problemi politico sociali rilevanti, dal 2006 al 2010 ha affrontato una gravissima siccità che ha portato al collasso dell’agricoltura e alla migrazione della popolazione rurale verso i centri urbani. Un recente studio americano ha confermato l’influenza della scarsità di precipitazioni con l’inasprimento dei conflitti sociali e l’instabilità politica, sfociato poi in guerra civile e nell’ascesa delle frange estremiste dell’ Isis. Il riscaldamento globale sembra quindi aver favorito l’instabilità e creato condizioni fertili al conflitto.

Sostiene questa ipotesi anche il periodico Le Scienze, che sottolinea in questo articolo come il peggioramento delle condizioni climatiche favorisca a livello generale un deterioramento delle condizioni interne dei paesi, specialmente quelli dove sono presenti fragili equilibri politico-sociali.

Le tendenze nel resto del mondo

Siccità - California
La California sta affrontando la più grave siccità della sua storia

Il global warming sembra quindi essere legato a doppio filo con i cambiamenti politici e sociali,  una tendenza che si estende anche ad altre aree del pianeta. Nel continente americano, in particolare negli Stati Uniti (California) e in Brasile, in Oceania (Nuova Zelanda) e Thailandia per citarne alcuni, già da anni si vedono gli effetti devastanti dovuti alla scarsità di precipitazioni. Sembra verosimile pensare che in futuro ciò potrebbe anche avere un forte impatto a livello politico.

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Soul Cinema all’Expo Gate Milano – Culture Food

Aspettando l’Expo, il mese di marzo sarà dedicato al rapporto tra cibo e arte. L’appuntamento è all’Expo Gate di Milano con un fitto calendario che vedrà protagonisti: musica, arti visive, letteratura, cinema e il loro rapporto con il mondo culinario.

Tra i tanti appuntamenti da ricordare la rassegna Soul Cinema dell’associazione Il Kino. Tra il 16 e il 19 marzo 2015 verrà presentata una selezione di film indipendenti, in bilico tra classici, documentari e cult inediti.

Expo Gate Milano
Expo Gate di Milano, aspettando l’Esposizione Universale

Futuri multipli, mangiare nel 2030

Cosa mangeremo in futuro?



Al 4° forum Barilla su cibo e nutrizione conclusosi la scorsa settimana a Milano, Richard  Watson scrittore esperto in tendenze globali, ha efficacemente sottolineato la complessità di scenari possibili nel futuro del cibo e dell’alimentazione.
Quali saranno le tendenze nel 2030? Per poter dare una risposta non basta considerare fattori che indicano una sempre minore disponibilità di cibo e un crescente aumento dei prezzi dovuti alla popolazione in crescita.
Sono indicatori importanti, ma se andiamo più in profondità possiamo vedere come in realtà il futuro del cibo sia più incerto di quanto crediamo. Ci troviamo infatti davanti a tendenze diverse.
Alcuni dei principali temi da considerare sono: globalizzazione, tecnologia,  fast food, slow food, qualità/quantità, accessibilità alimentare, cambiamenti geopolitici.



Negli Stati Uniti si calcola che il 15% dei pasti viene consumato in auto*.

La globalizzazione e il progresso della tecnologia porterebbero come conseguenza un aumento del cibo fast, maggior velocità e praticità, meno tempo a disposizione per prepararlo quindi necessità di consumare rapidamente.

Tuttavia ci sono anche tendenze opposte, come slow food, recupero dei valori della cucina tradizionale, importanza alla qualità e alla provenienza dei cibi. A questo si lega la volontà crescente di uscire da un’agricoltura industriale in favore di un approccio più rispettoso della natura.
Allo stesso modo, il prezzo del cibo potrebbe variare e influenzarne l’accessibilità al maggior numero possibile di individui.
 
I cambiamenti geopolitici e sociali che si verificheranno nel corso dei prossimi vent’anni potrebbero influenzare il divario già presente tra poveri e ricchi e il cibo di qualità diverrebbe un “lusso” per pochi più che una risorsa per tutti, basti pensare che oggi nel mondo 868 milioni di persone sono malnutrite e 1,5 miliardi è invece sovrappeso o obeso*.  
Al contrario l’estesa crisi economica che ci troviamo ad affrontare in questi anni potrebbe favorire una maggiore presenza di cibo low cost e una preferenza per i discount cibi a basso prezzo.
 
La cultura alimentare globalizzata permetterà un aumento della varietà di prodotti disponibili, accrescendo la condivisione di culture e stili di vita diversi.
Quale sarà la tendenza dominante in futuro è molto difficile dirlo, la presenza di scenari opposti rende le previsioni incerte. Proprio per questo diventa ancora più importante una riflessione da compiere oggi su comportamenti e stili di vita,  nell’interesse di un nuovo orientamento per il futuro del cibo.

*Dati FAO 2011

I paradossi della globalizzazione. Barilla CFN 4° Forum cibo e nutrizione.

Apre oggi la due giorni di tavole rotonde e dibattiti al 4° Forum su cibo e nutrizione a Milano.
Una prima giornata dedicata alla globalizzazione alimentare e ai paradossi di una distribuzione del cibo sempre meno equa. Cambiamenti climatici, problemi di approvvigionamento idrico, crescita dei prezzi,  diminuzione della produzione, distribuzione sbilanciata sono solo alcuni degli scenari più importanti di un problema globale.
Programma
  1. Alle 11.30 la prima tavola rotonda – Food Wars. I paradossi della globalizzazione: Accesso al cibo
  2. Alle 14.30 secondo appuntamento- Obesità di un mondo malnutrito. I paradossi della globalizzazione: eccesso di cibo
A seguire nello spazio Book incontro con gli autori. 
Alle 16.30 Camillo Ricordi presenta il libro “Guarda come mangi. La fine del diabete”
In contemporanea, sala A e B due dibattiti: 
Sala A Obesità infantile: Best practice e risultati.
Sala B Il diritto al cibo per tutti. Il ruolo dei prezzi alimentari

Stop al foie gras.

Foie gras
Il foie gras è tornato all’attenzione internazionale con la recente decisione della Coop di vietare le vendite presso i propri punti vendita.
La decisione è stata presa coerentemente con le politiche attuate dalla società contro il maltrattamento degli animali. Una notizia che si aggiunge alle altre che hanno in questi mesi visto il foie gras protagonista. A giugno di quest’anno ne è stata bandita la vendita in California.
In Europa, sull’onda dell’inidignazione per le torture inflitte alle oche si sta considerando la possibilità di vietarne la vendita in molti stati.
Fiore all’occhiello della gastronomia francese è forse l’esempio più famoso di una questione spinosa, quella dell’allevamento industriale e delle condizioni di vita degli animali destinati a nutrirci.
A partire da polli e galline per arrivare a suini e bovini,  quasi sempre i metodi industriali non mettono in primo piano la salute e il benessere degli esemplari. L’imperativo è produrre e non coccolare gli animali, entriamo quindi in una situazione che vede molte criticità.
L’augurio è quello di vedere sempre meno pratiche di questo tipo e una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica, così da proporre un cambio di rotta nell’acquisto di carne e derivati e influenzare così direttamente la gestione degli allevamenti industriali. 

La crisi del caffè

Pianta di caffè in Uganda**
Un gesto così comune come concedersi una pausa caffè è solo l’ultimo passo di una catena produttiva complessa.

Il commercio del caffè è forse uno dei più floridi mercati globali. Ogni anno milioni di sacchi  viaggiano dal Sud verso il Nord del mondo per rifornire le tazzine che consumiamo ogni giorno.
I maggiori produttori di chicchi sono Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia e Guatemala con oltre il 50% del mercato delle esportazioni.

L’Italia è tra i primi in Europa per importazioni insieme a Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone.

Come tutte le merci anche il caffè segue l’andamento domanda offerta e la catena produttore, trasporto, distribuzione, vendita al dettaglio non è priva di criticità. Infatti, come in alte realtà commerciali i produttori non sono tutelati di fronte alle fluttuazioni del prezzo del caffè. Purtroppo alcuni paesi africani, come l’Uganda o l’Etiopia, basano la maggior parte del loro sostentamento sulle esportazioni di caffè*. Questi produttori, già fortemente svantaggiati si sono ritrovati in serie difficoltà dopo che il mercato ha registrato un aumento della produzione, con conseguente crollo dei prezzi. Ci troviamo quindi di fronte a una vera crisi del caffè che sta trascinando con se quei paesi poveri che non possono fare a meno di vendere i propri prodotti anche a minor prezzo.

La liberalizzazione dei mercati ha di fatto peggiorato la situazione, avvantaggiando le grosse multinazionali, creando così maggiori disparità  eliminando i precedenti limiti di prezzo e quantità che riuscivano a garantire un minimo di guadagno ai produttori più poveri.

 

*Fonte: “la crisi del caffè: l’amarezza dei produttori” www.evb.ch/cm_data/volantino-caffe.pdf
**Foto Francesca Bello

Vinitaly 2012, l’affemazione del vino biologico in Italia.

Al Vinitaly 2012, conclusosi con successo qualche giorni fa, uno dei protagonisti è stato il vino biologico. Un realtà in forte crescita dopo che la Commissione Europea ha emanato il Regolamento 203 contenente le norme per la vinificazione secondo il metodo dell’agricoltura biologica.
Un passo avanti nel mercato vinicolo italiano, sempre più sensibile a tematiche di sostenibilità e riduzione di pesticidi e fitofarmaci nella coltivazione della vite.
Un biologico quindi, ora riconosciuto a pieno dall’Europa e in sensibile espansione sul mercato.
Un orientamento anche necessario, se pensiamo all’importanza che la coltivazione della vite ha nella provincia di Verona, e all’uso, spesso indiscriminato di pesticidi e fitofarmaci nella logica di una maggiore resa dei terreni e maggiore produttività. In Valpolicella per esempio, data la fondamentale importanza dell’industria vinicola, i vigneti vengono cosparsi di pesticidi, antiparassitari ecc. per molti mesi all’anno, con tutti i danni collaterali per le persone che vivono nelle aree circostanti.
Secondo dati Eurostat, l’utilizzo di pesticidi più tradizionali come lo zolfo e il rame sono diminuti, a scapito di un’aumento vertiginoso di altri prodotti come il Mancozeb, un fungicida, il cui principio attivo è cancerogeno e potenzialmente pericoloso in quanto rintracciabile nel prodotto finito, nella bottiglia che porti in tavola. 
Lo scenario è ulteriormente aggravato dall’uso concomitante di più pesticidi. Infatti, se esistono precisi limiti di concentrazione di singole sostanze non si studiano gli effetti dell’esposizione a più sostanze dannose contemporaneamente
A contrastare questa prospettiva, si stanno affermando sempre di più aree di terreno coltivate con metodi sostenibili, anche in Valpolicella, come quelle che utilizzano metodi naturali per contrastare la  comparsa della tignola della vite.   
La presa di coscienza di un agricoltura più rispettosa delle piante e dell’ambiente rappresenta dunque un passo in avanti importante, non solo come punto di arrivo per una produzione più “pulita” , ma anche come tutela della salute di chi vive e lavora in queste zone.

Vigneti in Valpolicella.